La fine ( misera) di quota cento

    I giornali di questi giorni sono tutti lì a confermare quello che già si era capito da un po’ di mesi. Quota 100 sta perdendo appeal tra gli italiani. I dati del primo semestre 2020 sono impietosi. Sono state presentate dagli italiani circa 48.000 domande, meno di un terzo di quelle presentate allo stesso periodo dell’anno 2019.

    I motivi sono presto detti: i lavoratori non se la sentono di andare in pensione prima a causa di una riduzione dell’assegno finale che può arrivare anche al 15%. Non esiste penalizzazione ma è del tutto evidente che se vai prima in pensione versi meno contributi e ti devi accontentare di un assegno di pensione più basso.

    Se nelle prime settimane di entrata in vigore della legge le domande superavano addirittura le 3.000 al giorno, nel secondo semestre del 2019 queste sono diminuite considerevolmente fino a circa 500 domande giornaliere. Nel primo semestre di quest’anno poi le domande sono crollate ulteriormente (forse anche per l’effetto Covid che ha indotto gli italiani a non rinunciare ad una capacità economica maggiore) assestandosi a circa 250 al giorno.

    Quindi la legge triennale che negli intendimenti del governo giallo-verde doveva portare un milione di lavoratori italiani in pensione con relativa assunzione di un milione di nuovi occupati si è rivelato un flop clamoroso. A meno che non ci sia il prossimo anno un improbabile aumento di domande si può già prevedere che gli italiani che “approfitteranno” di questa legge saranno poco più della metà di quelli previsti.

    Questo è solamente un bene in quanto questa è una legge in perdita, una legge che costa circa 7 miliardi di euro l’anno e quindi se invece di pesare 20 miliardi nel triennio costerà poco più della metà ne beneficeranno le casse dello Stato.

    Che poi quota 100 non è una vera quota 100 pura. Bisogna comunque avere 38 anni di contributi e 62 di età. Nello stato inoltre c’è una finestra di 6 mesi per cui si arriva a 62 anni e 6 mesi di età. E’ stata fatta sostanzialmente per poter dire “abbiamo finalmente demolito l’odiata legge Fornero” ma così assolutamente non è e se non si interviene subito alla data del 1 gennaio 2022 ritorna, in quanto ancora perfettamente in essere, la legge Fornero.

    Quota 100 che era uno dei cavalli di battaglia di Salvini e di cui ancora adesso si vanta (ormai anche senza tanta convinzione) era solo propaganda politica.

    Infatti la legge è stata approvata solamente per tre anni (2019-2020-2021) proprio perché anche i governanti di allora sapevano che non era una legge strutturata, era una legge che costava, e non poteva essere duratura.

    Adesso di quota 100 non parla più nessuno, il ricambio generazionale non c’è stato (le nuove assunzioni sono si e no un terzo delle persone andate in pensione) e quello che all’inizio dell’anno 2019 era costantemente sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei telegiornali (si parlava solo di quota 100 e del reddito di cittadinanza) viene ora relegato nelle pagine economiche e per giunta con poca .

    Il problema semmai è un altro.

    Si deve arrivare il prima possibile all’anno 2038.

    Perché direte voi?

    Perché dall’anno 2038 scadono i lavoratori che godono del cosiddetto sistema misto. Con le nuove pensioni pagate da quell’anno il sistema pensionistico si reggerà perfettamente da solo. Perpecisci cioè la pensione in base a quanto hai effettivamente versato. Per i lavoratori che hanno cominciato a lavorare dall’anno 1996, inizio della pensione contributiva, lo Stato per pagarti la pensione non deve integrare assolutamente nulla. Tanto versi, tanto avrai.

    Bisogna quindi far passare questi 18 anni con meno danni possibili per l’erario.

    Questo è lo scopo vero, reale. Sarà sicuramente ripresentata Opzione Donna che non costa nulla allo Stato (il calcolo viene effettuato completamente col sistema contributivo con conseguente perdita per le lavoratrici del 25/30% di quanto percepirebbero).

    Si faranno nuove leggi cercando di limitare i danni. Si parla di quota 102, di flessibilità a 62/63 anni, si potrebbe addirittura pensare di introdurre quota 41 che tanto vuole Salvini, ma ovviamente con delle penalizzazioni e arrivare così all’anno 2038 per avere finalmente un sistema pensionistico che per coloro i quali si pensionerà da quell’anno sarà perfettamente in grado di reggersi autonomamente.

     

    di Mauro Marino
    nato a Peschiera del Garda. Pensionato dal 1 luglio 2020 con quota 100. Per 40 anni all’Agenzia delle Entrate di Trieste. Appassionato di economia e pensioni