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San Giovanni Valdarno: un incontro per parlare di guerra e pace

È stato un pomeriggio veramente interessante e ricco di spunti quello trascorso sabato 21 febbraio alla Pieve di San Giovanni Battista a San Giovanni Valdarno insieme ai giornalisti Giacomo Gambassi, vaticanista di Avvenire, e Giammarco Sicuro, inviato sui fronti di guerra della Rai.

Un pomeriggio che ha visto la partecipazione di quasi 150 persone che hanno seguito con attenzione le parole dei due protagonisti.

Due ore e mezza di analisi dei principali conflitti e momenti di tensione tra popoli dove il diritto internazionale non è più in grado di risolvere le controversie e il diritto umanitario è sempre più messo in discussione.

Da Cuba al Venezuela, con gli Stati Uniti sempre più fagocitati da un signore che giorno dopo giorno sta rendendo quel paese sempre meno democratico, toccando le tensioni in Medio Oriente e il pluridecennale conflitto tra Israele e i Palestinesi che oggi sta toccando il suo culmine di orrore nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, soffermandosi poi sulla guerra tra Ucraina e Russia, analizzandone le conseguenze anche per le nostre democrazie occidentali, per arrivare in Asia e Africa, nei sentieri di guerra in corso oggi tra Thailandia e Cambogia e in Sudan e in Congo, i due giornalisti ci hanno disegnato un mondo in pieno caos, dove sono saltate le regole del gioco e dove la diplomazia sta fallendo, insieme all’ONU, alla Corte di Giustizia Internazionale, alle regole che i popoli si erano dati, con un pericoloso ritorno alla legge del più forte.

Un quadro fosco, dove la Comunità Europea arranca, ferma nelle sue divisioni e dove emergono sempre più personaggi politici che tendono a rendere meno forti i valori su cui si salda uno stato democratico.

Ma per costruire un percorso di pace che possa partire anche dal basso, in attesa di tempi e persone diverse che sappiano dare una svolta, non si può non partire dalla realtà e dalla conoscenza.

Giammarco Sicuro e Giacomo Gambassi nelle loro esposizioni e nelle loro diversità di analisi sono persone che pur nell’esposizione della realtà non perdono la speranza.

Oggi è il tempo della resistenza, dello scendere in piazza non solo a difesa della nostra democrazia ma anche dei popoli che lottano per la loro libertà, come il popolo iraniano e quello palestinese.

È il momento di ribellarsi a chi pensa che un “board of peace” sia la soluzione per Gaza, senza tener conto dei bisogni e desideri di milioni di palestinesi, a chi ha attaccato uno stato come il Venezuela per “liberarlo” certamente da un dittatore, ma fregandosene altamente del diritto internazionale e a che si appresta a farlo in Iran, a chi sta affamando il popolo cubano.

È il momento di capire e opporsi a chi a livello economico, finanziario e politico sta spingendo al riarmo.

Tutto ciò porta alla fine del diritto internazionale, a paesi che penseranno solo a riarmarsi come sta avvenendo nella nostra Europa, a maggiori disuguaglianze sociali, all’arricchimento di poche aziende che producono armi (come sta avvenendo da noi con la Leonardo) e all’impoverimento di milioni di persone, all’aumento della migrazione di popoli.

È nei momenti di crisi che tutte le persone sono chiamate a darsi da fare nel proprio contesto sociale con l’arma della parola, l’unica che abbiamo e che non ci può essere tolta per ribellarsi a quanto sta accadendo.

La pace costruita dal basso è quella dei monaci che hanno percorso in silenzio migliaia di chilometri in America per pregare per la pace, è quella di chi fa accoglienza verso chi si è spinti a considerare come nemico, a chi nel silenzio cerca canali di contatto con l’avversario, a chi cristiano si stringe accanto a un musulmano e a un ebreo e inizia a dialogare, a chi lotta accanto agli ultimi del mondo, a chi salva vite in mare o cura i piedi a uno straniero.

Noi del coordinamento Valdarno della Pace continueremo a seguire questa strada…

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