Home aretinoturista Il mio GIORNO da EBREO, a Chicago, nel 1999

Il mio GIORNO da EBREO, a Chicago, nel 1999

Alla fine del secolo scorso – accidenti che incipit – vivevo una Altra Vita a Chicago.

Erano gli albori di Internet, delle email, e presi a scrivere quasi ogni giorno dall’angusto studio che avevo in Melrose Street, a 100 metri dal lago,  il CHICAGO BULLETIN che veniva numerato come fosse una rivista, #1, #2…

Erano cronache vere della mia Stupefacente Vita, episodi che, a chi viveva in Italia, potevano sembrare raccontini favola.

Il CHICAGO BULLETIN lo spedivo a circa un centinaio di amici e conoscenti che lo leggevano come le cronache che venivano dalla Luna. A distanza di 15/20 anni incontro persone che ancora mi fermano per rammentarmi quello che leggevano.

Pubblico questo BULLETIN #53 parlando di ebrei proprio in un momento la cui mia simpatia verso molti di loro, specialmente chi li comanda, è zero.
Ma l’aria che ho respirato rileggendo questo scritto dell’agosto 1999 è troppo bella e leggera.
Avverto che è stato scritto in epoca leggera, dove il Politicamente Corretto per fortuna non esisteva. Mi riferisco alla descrizione dell’Ebrea Sionista che ha risvolti sessuali che oggi ti metterebbero in galera.

L’ho lasciata quasi intatta, prendilo come reperto archeologico di altre ere, non denunciarmi, ma sorridi. Feci leggere lo scritto a quella donna che, inaspettatamente, morì dalle risate.

Le storie di ostaggi israeliani non iniziano oggi con Gaza, ma vi sono illustri precedenti.
In quell’epoca un aviatore israeliano, RON ARAD, fu abbattuto in Libano ed il pilota fu preso in ostaggio dagli Sciiti Amal. Era il 1986. Di lui non vi è mai stata la certezza della morte e di come, dopo molti anni di prigionia, sia morto. Evaporato senza notizie. Le comunità israeliane, tutti gli anni, per molti anni, hanno continuato a mantenere vivo il ricordo  dell’aviatore dedicandogli una giornata alla memoria.
Io a Chicago quasi involontariamente sono stato coinvolto – l’8 agosto 1999 – in una di quelle commemorazioni. Colpevole fu la mia voglia di buttarmi in ogni evento di qualsiasi tipo per godere, meravigliarmi.
  • Il mio GIORNO da EBREO, a Chicago, nel 1999, Chicago Bulletin #53

La mia Agenda, nella sezione Vivi & Godi, presenta questa domenica 3 eventi. Anniversario della Liberazione dell’India, Anniversario della Liberazione dell’Equador, e anniversario della presunta prigionia di un ebreo in Libano.

Le celebrazioni nazionali, di gruppi etnici dentro questo Melting Pot di paese, sono sempre interessanti. Le prime due cose non mi danno il senso del Fun. La terza m’incuriosisce, anche perché sono, da sempre, attratto dagli Ebrei, questo popolo forte ma chiuso.

Il meeting point é il parcheggio di una sinagoga  distante pochi blocchi da casa, ed il raduno consiste principalmente in un Ride ciclistico al Daley Plaza.

Ai primi 200, una T-shirt gratuita.

Mi sono presentato tra i primi 10, il piazzale era semivuoto.

Appena arrivato mi é venuto subito incontro un giovane ricciolino scuro con la classica papalina sul retro-testa tenuta da molletta, e mi ha piazzato una frase che ha avuto effetti profondi nella mattinata.

“Good morning ! Are you . . .Jewish or English?”

Non è la prima volta che per il mio naso aquilino e la mia faccia mi becco dell’Ebreo …qualche volta, ad essere sinceri, è accaduto con qualche conoscente anche in Italia , ma per differenti motivi.
Rapida analisi mentale, non volevo perdere la mitica T-shirt.

“. . .Jewish . . .from the . . .Italian Community !”

” What’s your name ?”

Cazzo ! E ora cosa gli dico che mi chiamo Rossi …o mi espellono o mi fanno pulire il piazzale della sinagoga o, per vendetta , mi crucifiggono davanti al Walgreens Drugstore sulla Belmont Avenue mettendo, ai miei piedi, a guardia, alcuni homeless che tengono un cartello con la scritta “Italiano”.
Ma dimmi in quale casino mi sono messo per una T-shirt ed una colazione.
Nuova analisi mentale. Mi viene in mente “Levi“, ma troppo semplice.

Zimmerman“, il vero cognome di Bob Dylan, ma fa troppo campo di concentramento, potrebbero chiedermi dei miei genitori ad Aushwitz e dovrei fornire particolari col rischio di sputtanarmi.. “Toaf“, il capo rabbino della comunità ebraica italiana, strano e suona bene. .

“…I’m Piero …Piero To …Toaf !”

Cazzo come gioco pesante !

“Hey guys ! We have a brother from the Italian Community ! Come on here !”

Sono stato accerchiato come un Uomo-Bomba Palestinese scoperto nella piazza principale di Gerusalemme con un fiammifero acceso in mano.
Strette di mano profonde, morbide pacche sulle spalle, abbracci e baci.
Fortunatamente c’era qualche donna discreta affetta da Ascesso Ai Polmoni – tette – per cui, il momento confuso, ha avuto anche attimi eccitanti.
“Piero, today you are our special guest ! You must stay on front of the riders pack !”

Piero oggi tu sei il nostro Ospite Speciale, e tu starai davanti al gruppo di ciclisti!

“…y …y…yes…”

Non ho fatto tempo a dire Yes che mi avevano già messo sulla bici due bandiere con asta, ciascuna con la stella di David, una davanti e una dietro.

Sembravo una limousine che trasportava il console israeliano nel parco.
Riguardo alla colazione avevo contrastanti premonizioni. Mi sono detto:
Ebrei=Soldi, quindi colazione ricca, ma anche avevo il dubbio, Ebrei=Ebrei.

. . .la seconda.

Digiuno ! Neanche una brioscia ! Ebrei che non siete altro !

Dopo una mezz’ora il piazzale era sufficientemente pieno.

Partenza.

In testa un tipo che aveva montato sulla bici un potente stereo portatile che inondava le strade con canzoni di Pop-Moderno-Ebraico. La sua bici era un altare di simboli. Adesivi del movimento radicale sionista, della comunità ebraica-gay. Al posto della marca sul tubo davanti aveva una stella di David ed aveva coperto, sul tubo obliquo, il nome del fabbricante con una scritta in ebraico per me indecifrabile, super bandiera arancione che svettava sullo sciame di ciclisti con la scritta:

Follow me, I’m your star,

Seguitemi sono la vostra Stella.

Pedalando dietro questa scritta mi sono sentito un po’ Re Magio, un po’ Mosè, ma per un attimo ho anche pensato di beccarmi qualche bomba in faccia.
Ci pensate che sfiga e che …scandalo se, al momento di seppellirmi nel cimitero ebraico, arrivasse qualche parente dall’Italia scoprendo la mia identità !
Lo sciame gaio, accompagnato da queste canzoni orientaleggianti, arriva in DownTown Chicago  al Daley Plaza dove è posto un monumento, riproduzione gigantesca di una disegno di Dalì.

È, molto spesso, la piazza per le dimostrazioni d’impegno politico, quel poco che hanno.

Ritorna il tipo che all’inizio mi ha “arruolato”.
Pierooouu . . .Pierooouu. Come . . .come. You must stay with me on the stage
Piero, Piero, vieni, vieni, devi stare con me sul palco

No …no …Thank you.

No way, non vi fu modo di evitare.

Preso sotto braccio, nonostante il frenare dei miei piedi, mi sono trovato a sedere vicino alla Console.

Ho sfoderato la mia Faccia-A-Culo-Delle-Grandi-Occasioni, ed uno “Shalom” degno di Spielberg.

Doppio Cazzo. Speriamo di dover stare zitto e basta.

Oltre la Console, il capo rabbino di Chicago, la rappresentante del movimento sionista, carina ma rugginosa.

La Rugginosa-Sionista alta, robusta, del tipo Meglio-Non-Discutere.
Se ti dà un morso, occorre fare l’antitetanica.
Sicuramente ha, nel XXX tra le gambe, almeno una serie di petardi – come un campo minato – che tramortiscono Piselli indesiderati.
Quando sessualmente viene non si inumidisce, ma emana dal Posto Famoso un gas lacrimogeno che immobilizza il poveretto del momento.
Nei momenti di massima allerta pone nella XXXX una tagliola regalatagli da un marines reduce del Vietnam.
Ama cenare al lume di bengala alla mensa ufficiali in caserma.
Fa lunghe passeggiate, non nei parchi, ma nelle trincee, e, appoggiandosi ai sacchi di sabbia protettivi, guarda l’orizzonte e sospira come un lanciafiamme.
Urina da ritta al gabinetto degli uomini e accenna anche ad un deciso movimento di scrollìo.
Non lancia frisbee nei parchi, ma tira con la pistola ai barattoli.
Usa, per dormire, un pigiama mimetico.
Va a ballare indossando, in un momento di Fashion-Casual, un gilet antiproiettile.

Ha ricevuto, come regalo di compleanno, dall’attuale boy-friend una scatola di cioccolatini a forma di bombe a mano.

. . .ma ha un viso dolcissimo. Ci farei volentieri una guerra.

Il Capo Rabbino è basso e grassottello.
Tutto nero o di un indecifrabile grigio scuro-sporco con accenni fluorescenti di unto sul vestito in prossimità di fine vita. Sopra una camicia bianca stanca con il colletto grinzoso con le punte rivolte verso l’alto, indossa una giacca doppiopetto non abbottonata. La fodera, in qualche punto, nella parte bassa, stanca anche lei dei lunghi anni di segregazione all’interno del tessuto, e per essere in linea con la razza, accenna a fuoriuscire con la tristezza di un Exodus. La cravatta di modesta larghezza, con il nodo secco, modello impiccagione, era adornata di qualche macchia di …olio “benedetto”. Le scarpe nero opaco-dammi-la-cera-quando-puoi mostravano davanti un amara fessura-sorriso dovuta allo scollamento della suola ribelle, separata in casa, che aveva litigato con il sopra.
Sembra che le scarpe le abbia ereditate dal babbo di Anna Frank, quella del famoso diario. Il vestito, come una reliquia, se lo stanno tramandando da 4 generazioni.

Per restaurarlo un sarto avrebbe lavoro per un mese, e dovrebbe assumere aiuti.

Alla Console il compito di ricordare il disperso, Ron Arad, giovanissimo ufficiale aviatore, lanciatosi con il paracadute dopo che il suo aereo era stato colpito nei cieli libanesi nel 1986. Ha una figlia che ha 14 anni ma che non ha mai visto il padre. Si pensa sia vivo, ma non si hanno notizie.

Distribuzione di poesia in ebraico dedicata a lui.

Recitazione a voce alta.

…io muovevo le labbra.

Dopo la commemorazione, un misero banchettino distribuiva acqua minerale, ovviamente la più piccola – 33 cl – e barrette rinseccolite donate dalla Quaker qualche hanno fa, ormai fuori commercio.

Non ho recuperato neppure le calorie spese per la pedalata.

…mi hanno invitato alle riunioni …ho detto che per 2 mesi dovevo tornare in Italia …

…certo se decidessi di diventare Ebreo, indossando la famosa papalina – il kippah –  risolverei in modo elegante e filosofico il problema della mancanza di capelli.

Ci sto pensando.

SHALOM.
Vale la pena soffermarsi un attimo su questa parola, che vuol dire anche cose profonde,

pace, completezza, prosperità, ciao, arrivederci o stare bene

Chiudo con la Musica
Con un Israeliano  – ASAF AVIDAN – che amo per la sua bravura, venne anche ospite a Sanremo.
Una voce che non sai se è una donna, Janis Joplin, con i versi che non sai se è Bob Dylan, con degli acuti che non sai se è il vocalist degli Led Zeppelin, con la capigliatura da personaggio dei video dei Gorillaz.
Salito alla ribalta grazie ad un tedesco che ha preso un suo brano nato perfetto – Reckoning Song – ne ha fatto la versione disco che ha spopolato nel mondo.

Dopo quella versione “degradata” il pubblico ha riscoperto la bellezza dell’originale

Ma il brano adatto a questo momento è
DIFFERENTES PULSES
col video di due bambini, uno palestinese, ed uno israeliano.
Interviene Avidan in una strada di New York e fa loro l’elemosina di un prisma di vetro

da cui guardare differenti riflessi di una stessa luce.

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Piero ROSSI
Aretino Turista ad Arezzo,
itAlien Immigrato in Italia
info@pierorossi.it
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https://www.arezzoinforma.it/category/aretinoturista/
Viaggiare è fatale al pregiudizio, al bigottismo, ed alla ristrettezza mentale,
e per questi motivi molta della nostra gente ne ha fortemente bisogno.
Vedute ampie, sane, caritatevoli degli uomini e delle cose
non possono essere acquisite
vegetando tutta la propria vita in un piccolo angolo della terra.
Mark TWAIN,1869

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