Il sostegno ai caregiver deve diventare una priorità per le istituzioni politiche e sanitarie.
A ribadirlo è Antonio Rauti, presidente della Casa di Riposo “Fossombroni”, all’indomani della sentenza di assoluzione della donna di San Giovanni Valdarno che aveva ucciso la madre malata di Alzheimer a causa di un vero e proprio stress da assistenza.
L’esito del processo ha riaperto il dibattito sul peso fisico, psicologico ed economico che grava quotidianamente su migliaia di familiari nel farsi carico ventiquattro ore su ventiquattro di persone con patologie neurodegenerative, focalizzando l’attenzione sulla necessità di prevedere reali strumenti di tutela e supporto.
Il presidente Rauti, negli ultimi mesi, ha promosso un ciclo di incontri tra Arezzo e le vallate dal titolo “Alzheimer: vietato abbandonare le famiglie”, raccogliendo le testimonianze di caregiver, operatori sanitari e associazioni in un percorso culminato nella stesura di un documento di proposte per la Regione Toscana.
La recente vicenda giudiziaria ha dunque confermato quanto emerso durante i diversi confronti, evidenziando come i familiari siano molto spesso chiamati a svolgere un ruolo assimilabile a quello di operatori socio-sanitari con tutte le spese a loro carico e senza possedere le competenze necessarie, senza ricevere un corretto accompagnamento e senza fare affidamento su servizi adeguati.
«Questa sentenza – commenta Rauti, – riconosce il peso enorme che ricade sui caregiver e il concreto rischio di burnout a cui sono esposti.
Condivido le parole dell’avvocato quando afferma che le istituzioni sono spesso assenti, dunque è arrivato il momento di trasformare una drammatica pagina di cronaca in un’occasione per costruire risposte vere per le famiglie.
Prendersi cura di una persona con Alzheimer significa dedicarle la propria vita perché è una malattia neurodegenerativa destinata a peggiorare nel tempo e richiede conoscenze specifiche, formazione e costante supporto professionale. L’affetto, da solo, non può bastare».
Tra le criticità emerse dal percorso di “Alzheimer: vietato abbandonare le famiglie” rientrano mancanza di nuove strutture, eccessiva burocrazia, scarsa informazione sui servizi e limite di posti letto autorizzati nelle RSA che, dal 2005, è bloccato a ottanta unità e che non risponde all’innalzamento dell’età media e alla complessità dei bisogni dei caregiver, ribadendo problematiche che necessitano di risposte dalle istituzioni politiche e sanitarie.
Fondamentale è, inoltre, la preparazione dei familiari fin dalle prime fasi della malattia per affrontarne l’evoluzione, illustrando i cambiamenti a cui andranno incontro e i servizi disponibili sul territorio.
«Non possiamo lasciare che un caregiver viva in solitudine un impegno tanto gravoso – conclude Rauti. – Servono percorsi di accompagnamento, servizi di sollievo e strutture adeguate che condividano il carico assistenziale.
Solo così sarà possibile tutelare contemporaneamente la dignità della persona malata e la salute di chi se ne prende cura ogni giorno».
